Un titolo un po' lunghino, stavolta, ma volevo essere esplicito e
delimitare con chiarezza i margini della mia riflessione.
Sappiamo tutti che le applicazioni di giochi (per android o ios, non
fa differenza) godono di grande successo nel mondo odierno e la
ragione più lampante di tutto ciò, quella che anche un criceto che
non è mai uscito dalla sua ruota saprebbe darti, è che sfruttano la
mobilità degli smartphone per permettere un piccolo momento
ricreativo in ogni contesto.
Fin qui, non ci piove: avere tutto il proprio mondo ludico (ma anche
social e multimediale) racchiuso in un un unico apparecchio
elettronico è una comodità incredibile, senza contare che lo
smartphone mantiene la sua funzione principale e vi affianca molte
altre che una console portatile non permette. E poi è meno
ingombrante, solitamente, o comunque socialmente più
accettabile (N.B.: su questo punto in particolare vorrei
tornare in futuro, perché mi sento sempre un po' più osservato, se
non addirittura criticato, quando gioco al DS in pubblico, quasi si
trattasse di un hardware esclusivamente per bambini... ma sto uscendo
dal seminato).
Bene, tutto vero, ma viene da chiedersi... e i difetti? Anche
quelli sono piuttosto evidenti: software studiati per girare solo su
determinate versioni del sistema operativo, oppure appositamente
scarsi quanto a grafica per permettere a molte più persone di
usufruirne; ma ancora gameplay ripetitivi e a tratti ingenui,
sbilanciamenti nelle dinamiche di gioco e piccole operazioni
economiche in-app che svuotano il portafoglio digitale di
tanta parte d'utenza, impoverendo nel contempo anche l'intera
proposta ludica.
Allora come mai il successo delle app di giochi mantiene ancora un
tale margine di download e vendite? Come può porsi come il
(futuribile) nuovo mercato dell'intrattenimento digitale, con buona
pace del sempre-florido-ma-non-troppo settore console?
Io credo che, al di là della già citata portabilità – che svolge
certo il ruolo cardine nel grande successo delle game-applications –
vi sia un altro fattore che coadiuva al raggiungimento di simili
traguardi. L'“offerta continua” o, per meglio dire (tanto
sto coniando io questi termini), l'“offerta in continuo
miglioramento”.
Già, perché se ci pensate bene, la lotta è impari: sulle console,
che pure possiedono una maggiore potenza di hardware, i giochi devono
arrivare completi, o al massimo migliorabili tramite qualche
patch e ampliabili grazie ai DLC... e stop, nulla più. Il prodotto
deve essere finito, chiuso, già intero nella sua essenza al momento
del rilascio, o verrà accolto in malo modo da critica e consumatori,
fan compresi (si pensi al recente Street Fighter V, commercializzato
inizialmente senza la possibilità di accedere all'intera offerta
ludica). Questo non accade per le App di giochi, anzi: ci si aspetta
che l'opera non sia completa, che sia ancora in lavorazione, e si
accettano di buon grado modifiche sostanziose al gameplay, alla
durata complessiva dell'esperienza e alle modalità di
intrattenimento. Insomma, arrivano con una base (per quanto solida)
scarna e si arricchiscono nel tempo.
Certo, il metodo funziona soprattutto per quelle applicazioni
rilasciate gratuitamente, dove il rientro economico prende il via per
mezzo di pubblicità o piccole spese interne al gioco, mentre
dall'altro lato abbiamo dischi dal costo elevato, se non
elevatissimo. Eppure, non riesco a fare a meno di pensare che sia
proprio la costante voglia di novità a smuovere l'utenza e
che, almeno in questo, le App di giochi siano avvantaggiate.
Prendiamo il caso Pokémon Go (analizzato al momento del lancio in
quest'altro topic:
http://imondiinpiu.blogspot.it/2016/07/pokemon-go-tra-critiche-e-complimenti.html
): pur potendo vantare un sistema che sfrutta appieno le reali
potenzialità “portable” dello smartphone – caso non unico, ma
quasi, nella vasta offerta dei vari Store – il suo successo è in
netto calo, negli ultimi tempi. Un bilanciamento fisiologico, dovuto
alla scrematura iniziale tra i gamer appassionati e quelli più
casual non catturati nella rete del gioco (o meglio, nella pokéball),
ma che vede anche il manifestarsi di un problema più strutturale, un
problema che alla lunga produrrà il suo definitivo abbandono, se non
verrà effettuato un cambio di rotta: la mancanza di varietà.
Nessuna novità sensibile, infatti, è ancora stata introdotta e
l'intera esperienza ludica si restringe a una sorta di simpatico
collezionismo e qualche sporadica (e poco varia) battaglia contro
“halo” dei pokémon avversari. Va bene, Pokémon Go è passabile
di miglioramenti e sicuramente in futuro ve ne saranno, ma per ora
proprio questa staticità, questa mancanza di rinnovamento e di
aggiunte, in realtà tipiche nel mercato delle App dei giochi, mi
pare il problema essenziale del prodotto in questione.
Un discorso analogo, secondo me, lo si può fare per gran parte dei
software di intrattenimento presenti sul mercato, ad eccezione forse
soltanto di quelli che fanno della ripetitività lo scheletro della
loro esperienza (salvo poi aggiungere comunque livelli e piccolezze,
come in molti puzzlegames).
Una riflessione come un'altra, che spero vi porti a guardare
l'argomento da una nuova prospettiva. Voi che ne pensate?

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