giovedì 8 settembre 2016

L'altra ragione del successo delle App (di giochi)

Un titolo un po' lunghino, stavolta, ma volevo essere esplicito e delimitare con chiarezza i margini della mia riflessione.
Sappiamo tutti che le applicazioni di giochi (per android o ios, non fa differenza) godono di grande successo nel mondo odierno e la ragione più lampante di tutto ciò, quella che anche un criceto che non è mai uscito dalla sua ruota saprebbe darti, è che sfruttano la mobilità degli smartphone per permettere un piccolo momento ricreativo in ogni contesto.
Fin qui, non ci piove: avere tutto il proprio mondo ludico (ma anche social e multimediale) racchiuso in un un unico apparecchio elettronico è una comodità incredibile, senza contare che lo smartphone mantiene la sua funzione principale e vi affianca molte altre che una console portatile non permette. E poi è meno ingombrante, solitamente, o comunque socialmente più accettabile (N.B.: su questo punto in particolare vorrei tornare in futuro, perché mi sento sempre un po' più osservato, se non addirittura criticato, quando gioco al DS in pubblico, quasi si trattasse di un hardware esclusivamente per bambini... ma sto uscendo dal seminato).
Bene, tutto vero, ma viene da chiedersi... e i difetti? Anche quelli sono piuttosto evidenti: software studiati per girare solo su determinate versioni del sistema operativo, oppure appositamente scarsi quanto a grafica per permettere a molte più persone di usufruirne; ma ancora gameplay ripetitivi e a tratti ingenui, sbilanciamenti nelle dinamiche di gioco e piccole operazioni economiche in-app che svuotano il portafoglio digitale di tanta parte d'utenza, impoverendo nel contempo anche l'intera proposta ludica.
Allora come mai il successo delle app di giochi mantiene ancora un tale margine di download e vendite? Come può porsi come il (futuribile) nuovo mercato dell'intrattenimento digitale, con buona pace del sempre-florido-ma-non-troppo settore console?
Io credo che, al di là della già citata portabilità – che svolge certo il ruolo cardine nel grande successo delle game-applications – vi sia un altro fattore che coadiuva al raggiungimento di simili traguardi. L'“offerta continua” o, per meglio dire (tanto sto coniando io questi termini), l'“offerta in continuo miglioramento”.
Già, perché se ci pensate bene, la lotta è impari: sulle console, che pure possiedono una maggiore potenza di hardware, i giochi devono arrivare completi, o al massimo migliorabili tramite qualche patch e ampliabili grazie ai DLC... e stop, nulla più. Il prodotto deve essere finito, chiuso, già intero nella sua essenza al momento del rilascio, o verrà accolto in malo modo da critica e consumatori, fan compresi (si pensi al recente Street Fighter V, commercializzato inizialmente senza la possibilità di accedere all'intera offerta ludica). Questo non accade per le App di giochi, anzi: ci si aspetta che l'opera non sia completa, che sia ancora in lavorazione, e si accettano di buon grado modifiche sostanziose al gameplay, alla durata complessiva dell'esperienza e alle modalità di intrattenimento. Insomma, arrivano con una base (per quanto solida) scarna e si arricchiscono nel tempo.
Certo, il metodo funziona soprattutto per quelle applicazioni rilasciate gratuitamente, dove il rientro economico prende il via per mezzo di pubblicità o piccole spese interne al gioco, mentre dall'altro lato abbiamo dischi dal costo elevato, se non elevatissimo. Eppure, non riesco a fare a meno di pensare che sia proprio la costante voglia di novità a smuovere l'utenza e che, almeno in questo, le App di giochi siano avvantaggiate.
Prendiamo il caso Pokémon Go (analizzato al momento del lancio in quest'altro topic: http://imondiinpiu.blogspot.it/2016/07/pokemon-go-tra-critiche-e-complimenti.html ): pur potendo vantare un sistema che sfrutta appieno le reali potenzialità “portable” dello smartphone – caso non unico, ma quasi, nella vasta offerta dei vari Store – il suo successo è in netto calo, negli ultimi tempi. Un bilanciamento fisiologico, dovuto alla scrematura iniziale tra i gamer appassionati e quelli più casual non catturati nella rete del gioco (o meglio, nella pokéball), ma che vede anche il manifestarsi di un problema più strutturale, un problema che alla lunga produrrà il suo definitivo abbandono, se non verrà effettuato un cambio di rotta: la mancanza di varietà. Nessuna novità sensibile, infatti, è ancora stata introdotta e l'intera esperienza ludica si restringe a una sorta di simpatico collezionismo e qualche sporadica (e poco varia) battaglia contro “halo” dei pokémon avversari. Va bene, Pokémon Go è passabile di miglioramenti e sicuramente in futuro ve ne saranno, ma per ora proprio questa staticità, questa mancanza di rinnovamento e di aggiunte, in realtà tipiche nel mercato delle App dei giochi, mi pare il problema essenziale del prodotto in questione.
Un discorso analogo, secondo me, lo si può fare per gran parte dei software di intrattenimento presenti sul mercato, ad eccezione forse soltanto di quelli che fanno della ripetitività lo scheletro della loro esperienza (salvo poi aggiungere comunque livelli e piccolezze, come in molti puzzlegames).
Una riflessione come un'altra, che spero vi porti a guardare l'argomento da una nuova prospettiva. Voi che ne pensate?


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